SEO locale vs nazionale: quando puntare sul territorio
Riassumi con l'AI
Non sono due strategie ma due posti diversi su Google. Il test da due minuti per capire in quale puoi entrare, e cosa puoi fare gratis.
SEO locale vs nazionale: quando puntare sul territorio
Non sono due strategie tra cui scegliere. Sono due posti diversi della stessa pagina di Google, e chiedono lavori diversi. Diversi non vuol dire separati: si sostengono a vicenda più di quanto sembri.
Capire in quale dei due puoi davvero entrare è la decisione. Tutto il resto viene dopo.
I due posti in cui puoi finire
| Criterio | La mappa | L'elenco dei link |
|---|---|---|
| Quanti posti ci sono | In genere tre schede | Un elenco di link, di lunghezza variabile |
| Quando compare | Solo se Google legge nella ricerca un'intenzione locale | Quasi sempre, ma non da solo |
| Cosa pesa di più | Vicinanza, scheda dell'attività, recensioni | Contenuti del sito, link che lo citano |
| Cosa ti serve per entrarci | Un Profilo dell'attività verificato | Un sito con pagine che rispondono alla domanda |
| Quanto costa la base | Niente | Il tempo o il compenso di chi scrive |
Una premessa prima di usarla: la pagina dei risultati non è fissa. Cambia per ricerca, dispositivo e luogo, e può riempirsi di annunci, immagini, video, prodotti e domande. Lo schema qui sopra serve a ragionare, non a fotografare.
Due conseguenze pratiche che cambiano la decisione.
La mappa ha tre posti soli, e uno dei fattori che pesano è quanto sei vicino a chi cerca. La vicinanza non la puoi cambiare. La tua officina è in periferia e chi cerca sta in centro? Sulla mappa hai un tetto che non dipende da quanto spendi.
L'elenco dei link non ha limiti geografici, ma nemmeno scorciatoie. Ci si entra con pagine che rispondono a una domanda meglio di chi c'è già.
E qui la separazione va tolta. Google spiega che i risultati locali dipendono da pertinenza, distanza e notorietà. E nella notorietà conta anche quante pagine web parlano della tua attività. Tradotto: il lavoro sul sito e le citazioni aiutano anche la mappa. Le due presenze non sono compartimenti stagni.
Il test da fare in due minuti
Prendi il telefono e cerca quello che vendi, con il nome della tua città. Poi cerca la stessa cosa senza la città.
Guarda cosa compare in cima nei due casi.
Se la mappa compare in entrambe le ricerche, il tuo mercato è locale anche quando il cliente non lo scrive. Su quelle ricerche la scheda è la priorità, il che non vuol dire che il sito non serva.
Se la mappa compare solo con la città, hai due pubblici diversi da servire in due modi diversi.
Se la mappa non compare mai, quella ricerca non passa dal locale. Non concludere però che la scheda sia inutile: può portarti clienti da Maps, dal nome dell'attività o da ricerche formulate in altro modo.
Fallo per le tre o quattro cose che vendi davvero, non per il nome del tuo settore. "Idraulico" e "riparazione caldaia a gas" danno risultati diversi.
Una ricerca sola però non è una diagnosi. Quello che vedi dipende da dove sei, dal dispositivo e dal momento. Ripetila in giorni diversi. Poi confrontala con i dati della scheda e con le ricerche che già ti portano gente sul sito.
Poi aggiungi il dato che hai già in casa: da quanto lontano arrivano i clienti che paghi di più. Se il novanta per cento sta entro venti minuti di macchina, hai già la risposta.
Il primo passo è gratis, e nessuno te lo dice
Il Profilo dell'attività su Google non costa niente. Nessun abbonamento, nessun canone, statistiche e post compresi.
Una precisazione, perché in giro si legge il contrario: la chat integrata e la cronologia chiamate del Profilo sono state disattivate da Google a luglio 2024. Su alcuni account restano contatti via SMS o WhatsApp, ma non darlo per scontato.
Puoi configurarlo in tre modi, e la scelta cambia cosa vedono le persone:
Con indirizzo pubblico, se i clienti vengono da te.
Con area servita e nessun indirizzo visibile, se sei tu ad andare da loro. È il caso di idraulici, elettricisti, assistenza a domicilio.
Oppure in entrambi i modi, se hai una sede e servi anche una zona intorno.
Serve la verifica, e il metodo non lo scegli tu. Lo decide Google in base al tipo di attività, alle informazioni pubbliche e alla zona. Può essere un video, una telefonata, una email o una cartolina postale. La cartolina non è disponibile per tutti, e il codice può metterci fino a un paio di settimane. Quando Google propone il video, di solito è la strada più rapida.
Prima di spendere un euro in consulenza, sistema questo: categoria giusta, orari veri, servizi elencati uno per uno, foto tue e non quelle dello studio grafico. Poi chiedi la recensione ai dieci clienti che ti conoscono da anni.
Cosa fai tu e cosa paghi
La confusione più costosa è pensare che la SEO sia una cosa sola da comprare a pacchetto.
Puoi fare da solo la scheda, le foto, gli orari, le risposte alle recensioni, la raccolta delle recensioni. Non serve nessuno, serve costanza.
Paghi il lavoro sul sito: le pagine dei servizi, i testi che rispondono alle domande vere, la parte tecnica che li rende leggibili. Puoi farlo anche internamente, se hai le competenze e il tempo. Quel lavoro ha un costo comunque, e cambia solo chi lo sostiene.
Se un canone mensile include "ottimizzazione della scheda Google", non scartarlo per principio: chiedi cosa comprende. Su una sede sola e poche categorie, spesso è lavoro che faresti tu. Su più sedi, categorie contese o schede duplicate da bonificare, il lavoro esiste davvero. La domanda giusta non è "potrei farlo da solo", ma "cosa fate esattamente e quale problema mi togliete".
Quanto costa davvero
Nessuno può dirti una cifra onesta senza sapere da dove parti. Si può dire cosa la fa salire.
Un sito che non esiste o va rifatto sposta la spesa prima ancora di cominciare.
Il numero di servizi da coprire: una pagina per ciascuno, e ogni pagina è lavoro.
Quanti concorrenti hanno già fatto quel lavoro nella tua zona. Un dentista a Milano e uno in un paese di cinquemila abitanti non affrontano lo stesso costo.
Chi scrive i contenuti. Se li scrivi tu con qualcuno che ti guida, la spesa cambia parecchio.
Un'avvertenza sui progetti continuativi. Se il budget copre due o tre mesi e punti a ricerche contese, rischi di spendere senza vedere niente. Discorso diverso per un intervento circoscritto, come sistemare la scheda o scrivere bene una pagina importante: lì il risultato può arrivare anche senza un impegno lungo.
Quando non conviene farla adesso
Ci sono situazioni in cui la risposta giusta è aspettare, e nessuno la scrive perché non vende.
Se hai già più lavoro di quanto riesci a evadere, il problema non è farti trovare.
Se la scheda non è verificata e non hai recensioni, parti da lì: è gratis e cambia di più.
Se nessuno in azienda può dedicarci un'ora a settimana, il lavoro si ferma al secondo mese qualunque cifra tu paghi.
Se vendi qualcosa che le persone non cercano perché non sanno che esiste, la ricerca non è il canale. Lì servono altre strade.
Come si legge un preventivo
Riceverai offerte da duecento euro al mese e da duemila. Tre domande le distinguono.
Cosa consegnate ogni mese, come oggetto e non come attività. "Due pagine di servizio scritte e pubblicate" si verifica, "attività di ottimizzazione continuativa" no.
Su quali ricerche puntiamo, scritte una per una. Se la risposta è una categoria generica, nessuno ha guardato il tuo caso.
Cosa succede se smetto dopo sei mesi. Le pagine restano tue? Il profilo è intestato a te o all'agenzia? È la domanda che scopre di più.
Come capire se sta funzionando
"Risultati" non vuol dire niente finché non decidi cosa conti.
Per chi lavora sulla mappa, i numeri sono nella scheda: quante persone hanno chiesto indicazioni stradali, quante hanno telefonato dal profilo, quante hanno visitato il sito da lì. Sono già misurati, basta guardarli.
Per chi lavora sul sito, conta quante richieste di contatto arrivano e da quali pagine.
E c'è la misura più vecchia: chiedere a chi ti contatta come ti ha trovato, e segnarselo. Va presa per quello che è. Le persone ricordano male il percorso e attribuiscono tutto all'ultimo passaggio, quindi affiancala ai numeri, non usarla al posto loro.
Segna i numeri di partenza prima di cominciare. Senza quelli, tra sei mesi nessuno saprà dire se è servito.
Quale scegliere
I clienti arrivano quasi tutti da vicino
Parti dalla mappa, e falla bene prima di toccare il sito. Scheda verificata, categoria giusta, recensioni costanti. È la parte che costa meno e rende prima.
Vendi anche fuori zona, ma il grosso è locale
Fai entrambe le cose, in tempi diversi. Prima la scheda, perché è gratis e veloce. Poi, con calma, le pagine dei servizi per chi cerca senza scrivere la città.
Non hai vincoli geografici
Qui la mappa non ti serve. Attenzione però a una trappola. Puntare subito sulle ricerche più generiche del tuo settore è rischioso. Con un budget piccolo è il modo più rapido per spenderlo tutto. Meglio partire da ricerche più strette, dove chi cerca sa già cosa vuole.
Vuoi capire quale dei due posti è alla tua portata, prima di spendere? Richiedi un'analisi gratuita.
Posso lavorare sulla mappa e sul sito insieme?
Sì, e spesso conviene. Un avvertimento però: creare tante pagine quasi identiche cambiando solo il nome della città è una scorciatoia che si ritorce contro. Pagine sottili e duplicate non portano dove vuoi.
La mappa serve anche se lavoro con altre aziende?
Sì, se i tuoi clienti stanno in un'area definita. Conta il raggio da cui arrivano, non il fatto che siano aziende o persone.
Quanto tempo serve per vedere qualcosa?
Dipende da cosa hai già. Una scheda verificata e curata può cambiare le chiamate nel giro di settimane. Le pagine di un sito nuovo su ricerche contese sono un lavoro di mesi. Chi ti promette una data senza aver guardato il tuo punto di partenza sta tirando a indovinare.
Devo pagare qualcuno per la scheda Google?
No, la scheda è gratis e la puoi gestire tu. Se è dentro un canone mensile, chiedi cosa comprende davvero quel lavoro. Con una sede sola spesso te la cavi da solo. Con più sedi o schede duplicate da sistemare, il lavoro c'è.
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